Rendere conto di una nuova pratica

È più facile essere stimolati da ciò che incontriamo per la prima volta che da ciò che ci circonda ogni giorno. Se l’abitudine spegne la lucidità, l’insolito la stimola e a volte lo sguardo sonnolento rivolto a ciò che ci è familiare può essere rinfrescato dal confronto col nuovo. La creazione di contesti di cura nuovi (centri diurni, comunità) strutturalmente differenti dai contesti terapeutici precedenti (ambulatorio e ospedale) […] ci ha condotto ad osservare con uno sguardo nuovo i funzionamenti istituzionali classici.
Marcel Sassolas, 1997

Un metodo per apprendere dall’esperienza

Congressi specialistici 2018

Congressi specialistici

16 marzo, 12 aprile, 11 maggio 2018 - Corso di Formazione "Curare chi cura", ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda, Milano

Il tema della cura, spesso trascurato, appare oggi sempre più cruciale tanto a livello delle relazioni umane (affettive, educative e di aiuto), quanto nell’ambito delle attività sanitarie e assistenziali. Nell’attuale contesto, ricco di connessioni ma spesso povero di relazioni profonde, anche chi cura esprime il crescente bisogno di essere considerato e sostenuto nel difficile compito di rispondere a chi gli domanda di essere preso in carico.

La cura non è riducibile alla prestazione. Comporta, sempre, lo stabilirsi di una relazione. La medicina moderna è in difficoltà perché la clinica rischia di essere ridotta a mero approccio biotecnico. Oggi, per curare il malato, spesso cronico e affetto da patologie multiple, occorrono operatori motivati che sappiano unire l’utilizzo delle tecniche all’umanità di una relazione. Curare pazienti con bisogni complessi, persistenti, fisici e psichici, è un lavoro che richiede scambi tra operatori, integrazione tra le professioni, collaborazione con i familiari e i caregivers, supporto di reti comunitarie. Sta maturando una maggior consapevolezza della reale impossibilità di curare adeguatamente da soli, data l’oggettiva complessità delle problematiche cliniche che richiede lo sforzo di un lavoro in équipe.

A questi cambiamenti gli operatori sanitari sono preparati? Posseggono le basi conoscitive e motivazionali per affrontare i nuovi bisogni? Sono formati per lavorare in équipe e per rispondere a domande così complesse senza il rischio di soccombere? Il percorso di formazione proposto intende rispondere a tali esigenze, in favore di chi cura, e si articola in tre incontri di 4 ore ciascuno, attuati con metodologia seminariale, alternando interventi frontali in plenaria con lavori d’aula in gruppi più ristretti e tramite modalità interattive. Lo scopo di fondo non è un confronto accademico, ma un tentativo di favorire lo sviluppo di nuove proposte, ipotesi, opportunità realizzabili nei vari ambiti operativi ospedalieri o territoriali. Gli obiettivi formativi consistono nell’approfondire le conoscenze e migliorare le capacità nel lavoro quotidiano dell’operatore, chiamato a confrontarsi con la dimensione dei bisogni propri e del paziente, a interagire con altri nelle relazioni, ad affrontare scelte responsabili nella cura.

Venerdì 16 marzo - Il bisogno

Esiste una difficoltà ad accettare la sofferenza, la malattia, il limite come parte di una condizione normale di bisogno. Questo problema, che accomuna pazienti e operatori, sfida nel lavoro quotidiano i bisogni, i desideri e le motivazioni di ognuno. E si misura oggi con realtà sempre più complesse di disagio e con le loro domande di salute. Vi è un percorso positivo utile?

Presentazione del corso: M. Trivelli, L. Bressan

Moderatori: M. Binasco, M. Percudani

Il bisogno di cura in una società narcisista - S. Belardinelli

Moderatori: P. Rotondi, E. Locati

Nuovi bisogni sanitari e sociali: le professioni alla prova - E. Goggi, G. Bordin, P. Vallerio

Giovedì 12 aprile - La relazione

Il rapporto operatore paziente e la collaborazione tra professionisti sono accessori dell’agire clinico? O la relazione con l’altro è costitutiva della cura? Il soggetto emerge nell’incontro, in un clima di fiducia e di alleanza, che va sostenuto e sviluppato. Qui la funzione dell’équipe dei curanti è basilare. Non si può curare da soli. Quali metodi ed esperienze considerare?

Moderatori: A. Bertoglio, L. Vergani

La relazione, l’altro come soggetto, la domanda di cura - P. R. Cavalleri

Moderatori: A. Scanni, G. Cerati

Il lavoro in équipe e il metodo multidisciplinare - A. Vanzulli, F. Scaglione, E. D’Anna

Allegati

Testo della relazione svolta dal prof. Sergio Belardinelli
Testo della relazione svolta dal dr. Pietro R. Cavalleri, Direttore Clinico di AS.FRA.

Febbraio e Marzo 2018 - Pubblichiamo i resoconti del XXII Congresso Nazionale della SOPSI (Società Italiana di Psicopatologia) tenutosi a Roma dal 21 al 24 Febbraio 2018 e del 26mo congresso dell’Associazione Europea di Psichiatria (EPA) svoltosi a Nizza dal 3 al 6 marzo 2018, ai quali ha partecipato il dr. Jacopo Santambrogio

Il XXII Congresso Nazionale della SOPSI (Società Italiana di Psicopatologia) tenutosi a Roma al Cavalieri Waldorf Astoria dal 21 al 24 Febbraio 2018, nello spirito delle indicazioni del piano globale per la salute mentale 2013-2020 dell’OMS, è stato dedicato a “Progetto Promozione Salute Mentale 20.20. Psicopatologia: connessioni, culture, conflitti”. Obiettivo del Congresso era -riportando le parole del Presidente Prof Alberto Siracusano e del Presidente Eletto Prof Alessandro Rossi- “esplorare i diversi modi in cui la psicopatologia e la psichiatria entrano nelle complessità e nelle difficoltà del vivere contemporaneo. I tre termini, connessioni, culture, conflitti servono per affrontare queste complessità. La situazione economico-politico-sociale presenta oggi gravi criticità, con conseguenze su benessere psicologico e salute mentale e sulla qualità della vita. È necessario chiedersi quali rapporti vi siano tra la povertà economica e la salute mentale, tra fenomeni quali il terrorismo, le migrazioni, la solitudine, il cyberbullismo, il femminicidio, la violenza interpersonale e la psicopatologia. Il benessere mentale sembra una meta che si allontana sempre di più sotto la spinta di nuove paure, dell’insicurezza e della perdita di fiducia; quale contributo può fornire la psichiatria per aiutare ad affrontare questi nuovi timori? Su tutto ciò un tema sembra presentarsi in maniera potente e che deve attrarre l’attenzione a livello mondiale: la diseguaglianza. Una diseguaglianza presente a diversi livelli, dalle risorse a disposizione per le cure alle differenti opportunità di costruire il proprio futuro. È ormai dimostrato come il futuro di una moderna società è determinato dal benessere mentale e psico-fisico della propria gioventù. Nei giovani una crescita armoniosa è la garanzia di civiltà e di sviluppo armonico di una società”.

Questi argomenti hanno attraversato tutto il congresso ed in particolare la cerimonia inaugurale (che ha visto come relatori il Presidente SOPSI Prof Siracusano, il Prof Rossi, il Prof Maj, la Prof Galderisi, S.E. il Cardinale Montenegro, il dott. De Masi, Carlo Verdone) centrata specificamente sul rapporto tra diseguaglianza e salute mentale. Relatori internazionali (del calibro dei Prof Fonagy, Northoff, Parnas, Treasure) e nazionali hanno dibattuto nelle giornate congressuali suddivise in sedute plenarie, forum, simposi, dibattiti, eventi speciali. Le tematiche psicopatologiche cliniche e di ricerca sono di estrema attualità: il rapporto tra salute mentale e povertà, le transizioni psicopatologiche del ciclo vitale, i disturbi del neurosviluppo e la loro continuità nella vita adulta (a proposito, segnaliamo le relazioni dei dott Keller e dott Bertelli nel simposio sulla diagnosi differenziale tra autismo e schizofrenia), la mentalizzazione, la neuropsicoanalisi, i disturbi del sé, le nuove frontiere della ricerca in psicofarmacologia e in psicoterapia, gli stili di vita e le nuove dipendenze comportamentali.

Il XXII Congresso del 2018 ha testimoniato come “in un mondo in cui si tende a comunicare prevalentemente a distanza”, incontrarsi, scambiarsi direttamente le proprie idee e le proprie esperienze, soprattutto per la nostra disciplina diventa un momento fondamentale e insostituibile. 

Il 26mo congresso dell’Associazione Europea di Psichiatria (EPA), la più grande associazione internazionale di psichiatri in Europa, ha avuto luogo a Nizza dal 3 al 6 marzo 2018. Tema del congresso: “Salute mentale: integrare, innovare, individualizzare”. Integrare sottolinea la necessità di includere la salute mentale nelle politiche sia di salute che sociali; promuovere l’integrazione di diversi approcci alla salute mentale e alla ricerca; integrare ricerca e servizi di salute mentale focalizzandosi su epoche della vita differenti. Innovare sottolinea l’importanza di identificare priorità per la cura della salute mentale e per la ricerca; disseminare e promuovere il passaggio a pratiche di prevenzione e programmi di intervento; sviluppare programmi digitali di salute mentale per migliorare servizi e comunicazione tra gli utilizzatori, superare barriere spaziali e linguistiche. Individualizzare sottolinea la visione corrente di cura nell’ambito della salute mentale e di ricerca come incentrata sulla persona unendo interventi terapeutici  alle caratteristiche di un individuo, valori e preferenze.

Un focus speciale del congresso è stato l’integrazione di nuove tecnologie e ritrovamenti della ricerca negli approcci incentrati sulla persona alla prevenzione, cura e formazione, in un tempo in cui sfide difficili, come la guerra,  il terrorismo, ristrettezze economiche richiedono nuove risposte. E’ stato interessante incontrare la domenica presso il punto “Ask the expert” la Prof.ssa Howard del Kings College di Londra e, in un primo momento rivolgerle domande sulla violenza domestica, insieme a colleghi di Roma e americani, successivamente assistere alla sua lettura magistrale sulla salute mentale nelle donne e la violenza domestica (Trevillion K, Oram S, Feder G, Howard L, Experiences of domestic viokence and mental disorders: a systematic review and meta-analysis, PLoS ONE, 2012).

Un altro utile momento di lavoro e scambio con colleghi europei è stato il simposio su “Salute mentale in adulti con autismo”, in cui sono state esposte le coordinate diagnostiche dell’autismo secondo il DSM5, le comorbilità in termini di disturbi psichiatrici e disabilità intellettiva, le peculiarità cliniche dell’autismo, anche attraverso l’esposizione di case-report. La lettura plenaria del Prof Murray sulla schizofrenia ha affondato sulle possibili basi genetiche della sindrome, da correlare ai fattori eziopatogenetici socio-ambientali e psichici. E’ stato mostrato come vi sia un continuum di disfunzioni nel neuro sviluppo a partire dalla disabilità intellettiva, attraverso l’autismo per arrivare alla schizofrenia (Owen MJ et al, Neurodevelopmental hypothesis of schizophrenia, British Journal of Psychiatry 2011; Schizophrenia and the neurodevelopmental continuum: evidence from genomics, World Psychiatry 2017).

Un congresso dalle tante sfumature e tanti campi di interesse, che ha unito ricercatori e clinici europei sulle questioni più dibattute nella psichiatria attuale.