Riabilitazione della vita quotidiana e riabilitazione delle capacità sociali

Due aree dell’esperienza fondamentalmente connesse, che non possono mai essere astrattamente separate; ciò nonostante, nel lavoro riabilitativo, l’accentuazione dell’una o dell’altra area corrisponde a un dato di fatto dell’esistenza individuale.

Dall’identità alla socialità

Attività corporee

1. Attività motoria in palestra
La Fondazione dispone di una palestra fitness, ubicata all’interno del Centro Diurno, ottimamente attrezzata e fruibile da parte di tutti gli ospiti, dove, attraverso la supervisione di un istruttore specializzato, è possibile sviluppare programmi individuali, finalizzati ad obiettivi specifici.
La palestra rappresenta un luogo protetto per l’attività di riabilitazione sportiva, poiché educa alla progettualità e indica obiettivi personali che possono essere scelti e perseguiti. In tal modo il soggetto viene stimolato alla cura di sé e contemporaneamente incrementa la propria determinazione e resistenza.
L’attività in palestra, inoltre, facilita il confronto con se stessi senza imporre stimolazioni eccessive, risulta gratificante per i risultati raggiunti e permette di sviluppare e perfezionare abilità, attenzione e concentrazione.

2. Ginnastica dolce
La Ginnastica Dolce si svolge nei locali della palestra; si tratta di un’attività particolarmente accessibile anche a persone sovrappeso, finalizzata alla stimolazione di tutte le articolazioni e dei distretti muscolari poco utilizzati a causa della sedentarietà, per il recupero o il miglioramento delle funzioni motorie di uso quotidiano mediante esercizi di stretching. 
Le sedute durano 45 minuti e il loro ritmo blando permette la partecipazione anche a soggetti per i quali sia sconsigliabile sottoporsi a stress muscolare aerobico o anaerobico.  


3. Squadra di calcio “AS.FRA. United”
Tra le attività motorio-sportive proposte in AS.FRA., ormai da molte stagioni il calcio ha assunto un ruolo di primo piano. Pur essendo imperniata attorno a un vero e proprio team che partecipa a un Campionato Regionale a 8 squadre, riservato ai Servizi Psichiatrici lombardi, l’attività è aperta a chiunque voglia cimentarsi anche solo con gli allenamenti, che sono finalizzati al potenziamento fisico e al miglioramento tecnico-tattico e vengono svolti mediante tre appuntamenti ogni due settimane (alternando una settimana in cui viene svolto un solo allenamento e una settimana in cui ricorrono due allenamenti), presso il bellissimo Sport Park di Vedano al Lambro.
L’attività sportiva condotta in squadra, inoltre, offre la stimolante opportunità di sperimentarsi con uno specifico livello di comunicazione e cooperazione, di valutare direttamente la capacità di affrontare situazioni coinvolgenti e stimoli emotivi, attraverso le esperienze della vittoria e della sconfitta, e la possibilità di confrontarsi con il proprio grado di autonomia e di interiorizzazione delle regole che sono alla base del lavoro in gruppo.


4. Attività in acqua
L’attività in piscina prevede due diverse organizzazioni: in inverno, da ottobre a maggio, si svolge utilizzando strutture coperte, con gruppi di lavoro non particolarmente numerosi, mentre in estate si realizza sfruttando impianti all’aperto.
Durante il periodo invernale, l’attività in acqua ha una valenza prettamente terapeutica: acquaticità e nuoto diventano strumenti grazie ai quali i pazienti si sperimentano in un ambiente esterno alle comunità, ma allo stesso tempo accogliente e protettivo.
La presa di consapevolezza del proprio corpo, la capacità di movimento in acqua fino a una vera e propria attività fisica, sono gli obiettivi che ci poniamo insieme ai nostri ospiti, al fine di creare momenti di vero e proprio benessere.
Durante l’estate la piscina si trasforma in un momento ludico, una proposta per la vacanza in città: l’uscita entra nella programmazione delle attività che vanno a caratterizzare l’estate dei nostri ospiti rispondendo ad obiettivi e criteri organizzativi specifici. 
 

5. Ippoterapia
L’attività di ippoterapia si svolge presso il maneggio del Parco di Monza, dove viene effettuato dapprima il lavoro di preparazione del cavallo (ritiro del cavallo dal box, strigliatura, sellaggio), per poi passare all’equitazione, che si svolge mediante un percorso graduale fissato individualmente sulla base di obiettivi individuati in seguito a quanto emerso nel periodo iniziale di osservazione e valutazione delle capacità del paziente.
La prima fase del percorso di apprendimento dell’equitazione consiste nel cavalcare al passo all’interno del tondino, uno spazio particolarmente limitato, dove cavallo e cavaliere imparano a conoscersi e a capirsi vicendevolmente, fino a raggiungere un’intesa tale per cui la persona è in grado di guidare il cavallo senza l’assistenza diretta del terapeuta, utilizzando esclusivamente le redini e i comandi imparati nel corso dell’attività.
Fasi successive prevedono il progressivo aumento dello spazio in cui si svolge l’attività, passando da circuiti sempre più grandi fino ad arrivare ad uno spazio aperto semi-libero.
Contemporaneamente è previsto l’insegnamento delle diverse andature del cavallo: passo, trotto e galoppo.
A ciascuna fase del lavoro con il cavallo corrisponde uno scopo riabilitativo specifico. Nelle prime fasi del percorso di ippoterapia ci si propone innanzitutto di instaurare un buon rapporto col cavallo, imparando primariamente alcuni assunti di base da utilizzare nella pratica di preparazione dell’animale. Questa fase rappresenta il primo contatto tra il paziente e il cavallo, durante la quale il primo impara a prendersi cura del secondo; in molti casi si verifica un investimento affettivo non indifferente nei confronti del cavallo, che può essere fondamentale per superare o limitare eventuali timori (vicinanza di un animale di grossa stazza, paura di salire in sella…).
L’andamento dell’attività dipende e si gioca tutto in base alla relazione che si crea proprio tra cavallo e fantino: l’andare a cavallo produce senso di indipendenza, stimola l’attenzione e la volontà, rafforza il senso di sé; ma tutto ciò può avvenire solo grazie alla relazione diretta che si viene a creare tra i protagonisti dell’attività. Infatti l’andare a cavallo non porta solo sensazioni benefiche al fantino, ma implica e necessita lo sviluppo di sentimenti di rispetto e collaborazione che il paziente deve mettere in atto nei confronti del cavallo.
L’attività prevede la partecipazione di un gruppo circoscritto di pazienti, in quanto gli spazi e i tempi dedicati all’ippoterapia sono ristretti; inoltre per tale percorso riabilitativo è indispensabile un rapporto terapeuta-pazienti limitato.


6. Trekking
L’attività di trekking viene svolta nel periodo estivo e consiste in una uscita della durata dell’intera giornata, che fornisce l’occasione di sganciarsi dalla realtà cittadina per vivere una giornata immersi nella natura.
Gli itinerari e le mete vengono scelti con l’accortezza di risultare accessibili a tutti. I momenti significativi dell’attività non sono costituiti solo da quelli legati all’esercizio fisico dell’escursione vera e propria, perché tutti i momenti della giornata risultano significativi: dal viaggio per il raggiungimento del punto di partenza del cammino, al pranzo, che può essere consumato al sacco o in trattorie tipiche e rifugi, tutto viene vissuto in spirito di gruppo e stimola il confronto con la realtà. 

7. Corso di vela
L’attività consiste nella partecipazione a un corso di vela teorico-pratico, che si svolge presso il Centro Nautico “Orza Minore” di Dervio, LC, ospitati nella “Base” del Centro in regime di autogestione alberghiera. Il corso ha la durata di 5 giorni; i partecipanti sono organizzati in piccoli gruppi formati da 6 pazienti e 2 operatori.
Il momento del corso, nel contesto di una vacanza, rappresenta, all’interno del percorso riabilitativo, una risorsa di particolare valore per la verifica e il potenziamento delle abilità di base, di autonomia e socio-relazionali, che vengono qui sviluppate attraverso un intervento prettamente comunitario. Caratterizzandosi come momento ludico, la vacanza offre un’occasione importante, che permette al paziente di confrontarsi con sé stesso, con i propri limiti e le proprie paure, ma anche e soprattutto con le proprie abilità e potenzialità, per sviluppare quelle già acquisite e scoprirne di nuove, invisibili e inconoscibili all’interno della routine quotidiana. L’obiettivo che ci si prefigge mediante questo progetto è offrire un’esperienza emotivamente e concretamente significativa, in un contesto di piccolo gruppo, attraverso un contatto diretto con il mondo esterno e con la realtà naturale, che, essendo regolata da leggi ineludibili, favorisce la ristrutturazione del rapporto di realtà e la riattivazione del contatto emotivo interumano.
La fusione tra obiettivi specifici e pratici (propri dell’apprendimento della navigazione) e relazionali-esperienziali (legati alla condivisione solidale dei vari momenti della giornata, sulla barca e a terra) rappresenta un valore aggiunto di grande potenzialità. Tra i primi: la conoscenza della nomenclatura nautica di base e dei nodi fondamentali, la capacità armare e disarmare autonomamente una barca a vela, di gestire la partenza e l’arrivo in porto, di riconoscere la direzione del vento e di navigare in tutte le andature, sapendo eseguire le manovre fondamentali (orzare, poggiare, virare, strambare). Tra i secondi: comprendere l’importanza del lavoro di gruppo sia sulla barca sia a terra, sviluppare il valore della solidarietà e della reciprocità, sviluppare le abilità di base acquisite nel contesto comunitario, riuscire a stare in maniera adeguata in un contesto diverso da quello istituzionale, rapportarsi in maniera adeguata a persone esterne alla comunità, imparare ad ascoltare e a seguire le indicazioni dei propri responsabili, siano essi gli istruttori o gli operatori accompagnatori, rispettare le regole di buona convivenza e quelle proprie del contesto.
L’attività del corso di vela è stata testata con risultati positivi nell’estate 2011 e del 2012 con il coinvolgimento complessivo di 22 pazienti e di 6 operatori.